Recensioni

International Piano

In a world overflowing with Debussy piano discs, Alessandra Amara proves there is room for more. This is an impeccably produced recording, with expert booklet notes by Ammara’s husband and duo partner Roberto Prosseda. The first book of Images is beautifully drawn. Ammara’s variety of touch is limitless, and her excellently prepared Fazioli supports her journeys of the imagination. It’s clear that great thought has gone into the vexed subject of pedalling: Prosseda’s description of Debussy’s counterpoint as ‘polytimbric’ seems particularly apposite here. Ammara has all the technique required for the Préludes; her greatest strength, though, is in the individual characterisation of each. Very few fall short of the mark, though perhaps ‘Cathédrale’ loses its sense of grandeur and expanse. Finally, and best of all, is the Fauré-influenced Nocturne. Like the Fantaisie for piano and orchestra, this is late-Romantic but still identifiably Debussy. Ammara lavishes great affection on a piece in which she evidently fully believes. Recommended.

Repubblica

I " Preludi" di Debussy diventano un organismo vivente sotto le dita di Alessandra Ammara che li ha registrati per l'etichetta Piano Classics. Il cd non racchiude soltanto il primo dei due libri di "Preludi" (ci stanno anche il primo trittico di

"Images" e il " Nocturne"), però è in queste dodici pagine che la pianista fiorentina pare più ispirata. Appartengano a un'estetica impressionista oppure simbolista, ciò su cui si sono interrogati gli studiosi, poco interessa. Quel che qui davvero conta è la vibratilità atmosferica, il respiro intenzionalmente variabile dell'esecuzione, la docilità della materia sonora, a seconda dei casi lieve, liquescente, flessibile, vitrea, scivolosa, che sguscia via, s'avvita su se stessa, sfuma nel nulla da cui è sorta. E contano i tagli di luce, le striature incantatorie di timbri stratificati e fruscianti: trasparenze di mussola, nylon, tulle.

Perciò vanno ascoltati con attenzione quei "Preludi" dove risuonano velari, vento, profumi e paesaggi.

Gramophone

Is there another single-disc recording of all five of the complete original pieces composed by Mendelssohn for piano duet and two pianos? If so, I doubt if it’s as good as this with Roberto Prosseda, tireless champion of the composer, joined here by his wife Alessandra Ammara.

If in the Sonata in D major and the single sonata movement (aka Klavierstück) in G minor – both for two pianos – we do not hear the distinctive voice of the composer, then we should surely gasp in admiration that such music was composed by an 11-year-old....

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Classic Voice

Una pubblicazione che va ben al di là dall’essere un complemento all’opera omnia pianistica di Mendelssohn incisa negli scorsi anni da Prosseda, questo cd inciso con la collaborazione della moglie Alessandra Ammara presenta un ventaglio di lavori che affondano le proprie radici nella fanciullezza di un compositore dotato di una facilità e di un estro stupefacenti. Non sappiamo se ammirare di più, in questo disco, il perfetto aplomb, il suono preziosissimo, il gusto eccellente, la conoscenza del linguaggio mendelssohniano dimostrati dai due protagonisti alla tastiera o la bellezza di tutti i numeri eseguiti, ivi compresi i molto mozartiani “compiti in classe” vergati dalla mano di un musicista ancora fanciullo.

Luca Chierici, Classic Voice, 2/2016 (5 stelle e premio "CD del Mese")

Musica

Le interpretazioni sono, come nel caso di tutta questa integrale, di livello eccelso. Chiarezza, spolverio, eleganza, trasparenza del toccom abbandoni sentimentali e soprattutto senso della misura. Prosseda e la Ammara, infatti, non eccedono nei toni e curano ogni dettaglio fino a conferire a queste pagine una lucentezza ammaliante. 

Luca Segalla, Musica, 2/2016 (5 stelle)

Gramophone

In Alessandra Ammara’s single-disc selection (the rest is to follow) her superfine pianism is complemented by an uncanny insight into Ravel’s outwardly teasing and enigmatic surface. She is scintillating and witty in the early Sérénade grotesque, where the composer declares his love of Spain in music of a distinctive rawness and edge. Few more magically evocative performances of the incomparable marinescape ‘Une barque sur l’océan’ (Miroirs) exist on record and, in the same suite, ‘Alborada’ is as bright and sparky as you could wish. Ammara’s ‘Ondine’ is a true ‘shimmer of harmony’ and in ‘Scarbo’ her tempo never obscures the waltz rhythm hovering beneath every whirlwind gesture. Hear her in the macabre chiming effect she achieves at 7'34", the start of an eerie sequence of ascents made hauntingly graphic, and you are clearly in the presence of a Ravelian as acute and individual as she is faithful to the score. I would not want to be without either but, of the two, Ammara is the more fascinating and personally engaging.

Bryce Morrison

Washington Post

Alessandra Ammara expressively displayed refinement finger work and sensitivity in her treatment of each prelude. Undaunted and confident, young Italian pianist Alessandra Ammara offered a heartfelt interpretation of Ravel’s Ondine from Gaspard de la Nuit. She captured the second movement's inherent sorrow. The piece's final section, "Scarbo," showcased Ammara's speed, power and emotional range and assured onlookers of her potential.

Chris Jasko

Fanfare Magazine

Roberto Prosseda has spent the last several years on an exhaustive exploration of Mendelssohn’s works for solo piano, turning up in the process a number of newly discovered pieces. Together with pianist Alessandra Ammara, Prosseda here turns to the even handful of works known to have been originally written by Mendelssohn for either two pianos or piano four-hands. Additionally included is a transcription for piano four-hands by the composer himself of the Overture and four movements from his Incidental Music to A Midsummer Night’s Dream.

 

None of these pieces is less than charming. One of them, the Sonata Movement in G Minor, has a Beehovenian urgency about it; another, the Fantasie in D Minor, is chromatically freakish and a bit out of character for Mendelssohn, though it ends with an Allegro molto that’s dizzying if not outright ditsy. The Andante of the Duett evokes the composer of the Songs Without Words, and the transcription of the Midsummer Night’s Dream music is more effective in this four-hand version than one might expect.

Alessandra Ammara and Roberto Prosseda obviously love this music; they make it smile, laugh, and above all, sing and, where called for, swaddle us in its lullabying coziness. It would be easy to peg this album mainly as a collection for the Mendelssohn completist, but the music and the playing of it by these two outstanding artists are too good not to recommend this release to everyone. 

 

Amadeus Online

[...] La ricerca e l’approfondimento musicale sono caratteristiche sempre apprezzate in un programma e hanno anche in questo caso dato un valore aggiunto alla peraltro ottima esecuzione del duo.
Suonare a quattro mani rende complicato il raggiungimento di un equilibrio sonoro che, condividendo lo stesso strumento, è sempre pericolante, ma l’affiatato duo è riuscito sempre a mantenere una tessitura chiara, di cui tutti i brani, specialmente i Momenti musicali, hanno beneficiato. La parte superiore è stata affidata ad Alessandra Ammara, che ha potuto così dare grande prova di raffinatezza di fraseggio e limpidità tecnica, eccellente soprattutto sulle agilità e sui rapidi accordi. Unica eccezione nella disposizione dei pianisti sono stati i Pupazzetti caselliani, che hanno incontrato il fraseggio più squadrato di Prosseda.
Davvero notevole è anche stata la capacità di rendere con efficacia lo stile di ogni brano del programma, trovando il giusto carattere per ogni compositore [...] Splendide le interpretazioni dei cinque pezzi di Ma Mère l’Oye. Particolarmente ben realizzato il carattere disperso e vagante e i richiami degli uccelli di Petit poucet, forse il più riuscito dei movimenti.

Come bis, il duo ha offerto al pubblico entusiasta Vive Carmen di Sergio Cafaro, un brano dal carattere ironico e un po’ di pantomima, dedicato alla difficile convivenza tra due pianisti che dividono la stessa tastiera. Perfettamente in linea con l’introduzione di Roberto Prosseda, il pezzo ha concluso con leggerezza e divertimento un ottimo concerto.
 

Amadeus

Prosegue il viaggio musicale alla (ri)scoperta di Mendelssohn a cura di Roberto Prosseda, che per l’occasione coinvolge la moglie Alessandra Ammara, anche lei valente musicista, per inciderne l’integrale per duo pianistico – pianoforte a quattro mani e due pianoforti – in un lungo cd (più di 76 minuti di musica). Ci troviamo di fronte a specialisti di questo repertorio che non deludono le aspettative di qualità musicale e di affiatamento. Ad aprire la raccolta le composizioni per due pianoforti, entrambe opere di un Mendelssohn undicenne e allievo di Karl Zelter: la Sonata in re maggiore, le cui dimensioni compatte non nascondono i debiti con la Sonata K 448 di Mozart, e il Klavierstück in sol minore, dalla struttura di primo tempo di sonata che anche in questo caso rievoca il modello mozartiano. L’incisione prosegue con i brani per pianoforte a quattro mani, la Fantasia in re minore, il Duetto in la maggiore e l’Andante con variazioni in si bemolle maggiore (Prosseda fa giustamente notare come si discostino dalle musiche per pianoforte a quattro mani dell’epoca, che in genere erano brani semplici e adatti al consumo amatoriale, e siano invece di una complessità accessibile solo a pianisti professionisti) e si conclude con le Musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate, unica trascrizione completa di Mendelssohn per pianoforte a quattro mani, che in questo contesto chiude il cerchio, concludendo l’incisione dei coniugi Prosseda con la celeberrima Marcia nuziale. 

Giudizio artistico: *****   

GIudizio tecnico: ***** 

 

Il Corriere Musicale

Una sorta di déjà vu. Quattro mani che corrono tra il bianco e nero degli ottantotto tasti. Quelli di Alessandra Ammara e Roberto Prosseda oggi, come allora furono nelle esecuzioni di Felix Mendelssohn e della talentuosa sorella Fanny. Dalle pagine del compositore tedesco originali per due pianoforti, a quelle per pianoforte a quattro mani, in un programma che muove dalle composizioni giovanili fino alla trascrizione per pianoforte a quattro mani delle musiche di scena del “sogno shakespeariano”. Prosegue l’indagine di Prosseda sull’opera omnia pianistica di Mendelssohn, così come sul suo rapporto con la musica: «Un perfetto connubio tra tradizione e innovazione. Mendelssohn ha sperimentato nuove strutture musicali senza mai perdere il suo peculiare equilibrio formale, ha recuperato la grande tradizione della musica sacra di Bach e di Händel rinnovandola alla luce dell’esperienza del Romanticismo tedesco. Se Mendelssohn non fosse esistito, l’evoluzione della musica nella seconda metà dell’ottocento sarebbe stata certamente molto diversa».

Si parte con la Sonata per due pianoforti in re maggiore MWV S 1 (1820), opera giovanile ma anche prima sonata e prima composizione da lui scritta in tre movimenti. Suono sgranato, brillante e cristallino, tocco delicato e leggero ma deciso, insieme a solidità e precisione tecnica, donano all’esecuzione una naturale cantabilità e una capacità espressiva fuori dal comune. Così come controllo della sonorità e padronanza consentono ai due un susseguirsi continuo di colori e infinite nuance in una perfetta comunione di intenti interpretativi. La carrellata prosegue con Klavierstück per due pianoforti in sol minore MWV S 2, composto nel 1820, dai forti richiami mozartiani.

E, ancora, è con la Fantasia in re minore per pianoforte a quattro mani MWV T1, risalente al 1824, che l’esecuzione esalta con leggerezza il carattere velatamente belcantistico ma anche la direzione di un discorso dalla singolare finezza formale. Seguono il Duetto per pianoforte a quattro mani in la maggiore op. 92, MWV T 4, composto nel 1841, e l’Andante con Variazioni per pianoforte a quattro mani op. 83a, MWV U 159 del 1844. Mentre il percorso si conclude con la trascrizione per pianoforte a quattro mani delle musiche di scena del Sogno di una notte di mezza estate, presentata nella versione originale pubblicata da Breitkopf nel 2001 (SON 407). Una trascrizione particolarmente riuscita, capace di rendere della scrittura sinfonica le finezze timbriche e la magia e i misteriosi tratti dell’opera shakespeariana.

Il Giornale

“Mendelssohn per due”

Roberto Prosseda ci ha insegnato la centralità del pianoforte in Felix Mendelssohn, autore non solo della selva delle Romanze senza parole (troppo spesso sbrigativamente giudicate), ma anche dei sorprendenti Preludi e fughe, trapianto degno di Bach in clima romantico. Anche nelle musiche per due pianoforti e a quattro mani, oltre ai pezzi giovanili in cui il bambino Felix segue le orme dell'altrettanto precoce genio (Mozart), ci sono perle che ti aspetti, ma che sorprendono sempre (esempio l'attacco del Duetto in la maggiore). Menu raffinato, concluso dal Sogno shakespeariano, che suonano magnificamente tra il piano di Prosseda e quello della consorte, Alessandra Ammara, ricordandoci quando Felix suonava insieme al talento prodigioso della sorella, Fanny.